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CASA EDITRICE LEONARDO
DA VINCI |
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Questo volume costituisce un’iniziazione allo studio della
filosofia e si colloca al principio di un’intera collana che la giovane editrice
“Leonardo da Vinci” ha dedicato alle introduzioni alle diverse discipline
filosofiche. L’intento dell’autore dell’opera in questione è dunque quello di
avvicinare i lettori alle più rilevanti questioni della ricerca filosofica,
esposte – come il titolo mette adeguatamente in rilievo – non solo secondo una
precisa prospettiva teoretica ma anche seguendone l’evoluzione storica, senza
tener conto della quale risulterebbe non facile comprendere a pieno natura e
metodo del discorso filosofico. La prima delle due parti di cui il saggio si compone (Perché
interessa la filosofia...) è dedicata a mostrare la natura della filosofia:
evidenzia quindi le esigenze che la generano e i fini che ne guidano la pratica.
L’autore invita a considerarne il carattere di “scienza” e nel contempo di
“sapienza”. E mostra che la filosofia è innanzitutto “sapienza”, ovvero
disposizione (virtù) della mente a conseguire la verità, dove per “verità” sono
da intendersi non tutte le possibili verità, di certo non quelle definibili
“settoriali” ma quelle che si possono considerare “fondamentali”, quindi le
verità che attengono al fondamento di tutte le cose e non quelle che concernono
le cose stesse. La filosofia insomma emerge da quest’opera secondo la sua più
classica caratterizzazione, per la quale essa è innanzitutto il tentativo di
rispondere all’esigenza universale di “senso”, ossia a quelle domande
fondamentali (“perché la vita?”; “perché il male?”) che non mancano di
sollecitare l’intelligenza e la sensibilità di ogni uomo almeno una volta nella
vita, soprattutto dinanzi a quelle vicende cruciali che ne toccano e talora ne
scuotono le corde più profonde. In tal senso, ci pare pienamente condivisibile
l’affermazione secondo cui «la riflessione filosofica risponde a un’esigenza
insopprimibile della ragione» (p. 25): non è possibile infatti che la
complessione speculativa dell’uomo resista al tentativo di cercare un ordine
delle cose e della loro esperienza, e dunque un principio e fine ultimo che
renda all’una e alle altre la dovuta intelligibilità. Non a caso, quindi,
l’autore sottolinea – a nostro avviso a ragione – il rapporto necessario che la
filosofia ha con la religione (cfr pp. 81 ss.); e poi si sofferma su un’altra
relazione da essa intrattenuta, e parimenti decisiva, quella con l’esperienza
comune, con quel sapere pre-filosofico che nel corso dell’età moderna è stato
spesso indicato con la locuzione “senso comune” e al quale lo stesso Livi ha
dedicato molto delle sue ricerche e delle sue numerose pubblicazioni,
contribuendo così a fornire al dibattito filosofico contemporaneo un’opportunità
di non poco rilievo in vista di una sua definitiva emancipazione dalla
dialettica moderna di razionalismo e scetticismo. Queste considerazioni appena avanzate circa la nozione di
“senso comune” richiamano spontaneamente la nostra attenzione sul fatto che
grazie a un’attenta disamina del rapporto messo a tema dall’autore tra filosofia
e sapere pre-filosofico si può cogliere a pieno la necessità che la riflessione
filosofica si caratterizzi non solo per la virtù intellettuale della “sapienza”
– come si è già sottolineato – ma anche per quella della “scienza”, ovvero del
rigore e della sistematicità del procedimento discorsivo proprio della ragione.
Essa deve essere cioè “sapienza”, in quanto mira a quelle risposte che tutti gli
uomini individuano spontaneamente (non si incentra su un sapere “di settore”); e
nel contempo deve articolarsi come “scienza”, altrimenti non si distinguerebbe
in nulla dal sapere comune che abbiamo già richiamato. Grazie a una simile prospettiva, l’autore è in grado di
sottolineare il valore che per ogni epoca la filosofia può rivestire quale
ricerca della verità tesa a indirizzare in una direzione soddisfacente le
esigenze e le scelte morali, esistenziali e religiose dell’uomo. Essa non può
piegarsi a interessi di parte né ridursi alla mera ricerca del consenso. Deve
piuttosto procedere a riconoscere i fondamenti di ogni discorso, assumendoli
come criterio del vaglio cui sottoporre le costruzioni umane, dalla religione al
diritto, dalle scienze alla politica e così via. Così, secondo la tradizionale
configurazione che la assume a critica delle opinioni comuni, la filosofia
appare quale purificazione delle produzioni culturali, le quali solo se
adeguatamente strutturate sulla base dell’esigenza di verità dell’intelletto
umano possono realizzarsi quale autentica promozione dell’uomo, della sua
intelligenza, della sua libertà, della sua altissima dignità. Il rigore dell’argomentazione e la forza del contrasto
dialettico che di necessità una simile prospettiva filosofica non può fare a
meno di richiamare si colgono con chiarezza dalla lettura di questo volume.
Senza venir meno alla pacatezza che la lucidità della dialettica filosofica
esige, l’autore non esita a mostrare quelle che individua con nettezza di
argomentazioni come deficienze e contraddizioni insite nell’ambito di non poche
e talora pur grandiose costruzioni della riflessione filosofica moderna e
contemporanea (dal cogito cartesiano al criticismo kantiano e sino alle diverse
declinazioni del “pensiero debole” di oggi). Ebbene, riteniamo non poco
istruttivo che il lettore prenda contatto con l’autentica dimensione
speculativa, argomentativa e quindi necessariamente “polemica” della filosofia:
la ricerca della verità non può essere indolore, giacché la denuncia dell’errore
le è essenziale. La seconda parte del volume, dedicata a una presentazione
introduttiva di alcuni fondamentali nodi dell’evoluzione storica della
disciplina (…e perché se ne studia la storia), offre un saggio quanto mai
convincente di che cosa vada inteso per esercizio critico della filosofia. E ciò
pur sempre nella convinzione che una pur così utile esemplificazione della
pratica filosofica non si prefigge di “insegnare la filosofia”, giacché, come si
legge sin dalla Presentazione, con i libri «si può tentare di spiegare che
cos’è, in teoria, la filosofia, senza però pretendere di iniziare i lettori alla
pratica effettiva della filosofia». E questo poiché – scrive ancora l’autore –
«la filosofia praticata in prima persona è il risultato di scelte esistenziali e
di interessi vitali che non si possono facilmente trasmettere gli uni agli altri
attraverso i libri» (p. 9). Sin dal principio del volume è dunque sottolineato il
carattere sapienziale della riflessione filosofica, e la sua dimensione
personale ed esistenziale, cosa di cui riteniamo prezioso prendere coscienza sin
da una prima introduzione alla filosofia.
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