CASA EDITRICE LEONARDO DA VINCI
PERCHÈ INTERESSA LA FILOSOFIA E PERCHÈ SE NE STUDIA LA STORIA


Recensione di Roberto di Ceglie

    

Questo volume costituisce un’iniziazione allo studio della filosofia e si colloca al principio di un’intera collana che la giovane editrice “Leonardo da Vinci” ha dedicato alle introduzioni alle diverse discipline filosofiche. L’intento dell’autore dell’opera in questione è dunque quello di avvicinare i lettori alle più rilevanti questioni della ricerca filosofica, esposte – come il titolo mette adeguatamente in rilievo – non solo secondo una precisa prospettiva teoretica ma anche seguendone l’evoluzione storica, senza tener conto della quale risulterebbe non facile comprendere a pieno natura e metodo del discorso filosofico.

La prima delle due parti di cui il saggio si compone (Perché interessa la filosofia...) è dedicata a mostrare la natura della filosofia: evidenzia quindi le esigenze che la generano e i fini che ne guidano la pratica. L’autore invita a considerarne il carattere di “scienza” e nel contempo di “sapienza”. E mostra che la filosofia è innanzitutto “sapienza”, ovvero disposizione (virtù) della mente a conseguire la verità, dove per “verità” sono da intendersi non tutte le possibili verità, di certo non quelle definibili “settoriali” ma quelle che si possono considerare “fondamentali”, quindi le verità che attengono al fondamento di tutte le cose e non quelle che concernono le cose stesse. La filosofia insomma emerge da quest’opera secondo la sua più classica caratterizzazione, per la quale essa è innanzitutto il tentativo di rispondere all’esigenza universale di “senso”, ossia a quelle domande fondamentali (“perché la vita?”; “perché il male?”) che non mancano di sollecitare l’intelligenza e la sensibilità di ogni uomo almeno una volta nella vita, soprattutto dinanzi a quelle vicende cruciali che ne toccano e talora ne scuotono le corde più profonde. In tal senso, ci pare pienamente condivisibile l’affermazione secondo cui «la riflessione filosofica risponde a un’esigenza insopprimibile della ragione» (p. 25): non è possibile infatti che la complessione speculativa dell’uomo resista al tentativo di cercare un ordine delle cose e della loro esperienza, e dunque un principio e fine ultimo che renda all’una e alle altre la dovuta intelligibilità. Non a caso, quindi, l’autore sottolinea – a nostro avviso a ragione – il rapporto necessario che la filosofia ha con la religione (cfr pp. 81 ss.); e poi si sofferma su un’altra relazione da essa intrattenuta, e parimenti decisiva, quella con l’esperienza comune, con quel sapere pre-filosofico che nel corso dell’età moderna è stato spesso indicato con la locuzione “senso comune” e al quale lo stesso Livi ha dedicato molto delle sue ricerche e delle sue numerose pubblicazioni, contribuendo così a fornire al dibattito filosofico contemporaneo un’opportunità di non poco rilievo in vista di una sua definitiva emancipazione dalla dialettica moderna di razionalismo e scetticismo.

Queste considerazioni appena avanzate circa la nozione di “senso comune” richiamano spontaneamente la nostra attenzione sul fatto che grazie a un’attenta disamina del rapporto messo a tema dall’autore tra filosofia e sapere pre-filosofico si può cogliere a pieno la necessità che la riflessione filosofica si caratterizzi non solo per la virtù intellettuale della “sapienza” – come si è già sottolineato – ma anche per quella della “scienza”, ovvero del rigore e della sistematicità del procedimento discorsivo proprio della ragione. Essa deve essere cioè “sapienza”, in quanto mira a quelle risposte che tutti gli uomini individuano spontaneamente (non si incentra su un sapere “di settore”); e nel contempo deve articolarsi come “scienza”, altrimenti non si distinguerebbe in nulla dal sapere comune che abbiamo già richiamato.

Grazie a una simile prospettiva, l’autore è in grado di sottolineare il valore che per ogni epoca la filosofia può rivestire quale ricerca della verità tesa a indirizzare in una direzione soddisfacente le esigenze e le scelte morali, esistenziali e religiose dell’uomo. Essa non può piegarsi a interessi di parte né ridursi alla mera ricerca del consenso. Deve piuttosto procedere a riconoscere i fondamenti di ogni discorso, assumendoli come criterio del vaglio cui sottoporre le costruzioni umane, dalla religione al diritto, dalle scienze alla politica e così via. Così, secondo la tradizionale configurazione che la assume a critica delle opinioni comuni, la filosofia appare quale purificazione delle produzioni culturali, le quali solo se adeguatamente strutturate sulla base dell’esigenza di verità dell’intelletto umano possono realizzarsi quale autentica promozione dell’uomo, della sua intelligenza, della sua libertà, della sua altissima dignità.

Il rigore dell’argomentazione e la forza del contrasto dialettico che di necessità una simile prospettiva filosofica non può fare a meno di richiamare si colgono con chiarezza dalla lettura di questo volume. Senza venir meno alla pacatezza che la lucidità della dialettica filosofica esige, l’autore non esita a mostrare quelle che individua con nettezza di argomentazioni come deficienze e contraddizioni insite nell’ambito di non poche e talora pur grandiose costruzioni della riflessione filosofica moderna e contemporanea (dal cogito cartesiano al criticismo kantiano e sino alle diverse declinazioni del “pensiero debole” di oggi). Ebbene, riteniamo non poco istruttivo che il lettore prenda contatto con l’autentica dimensione speculativa, argomentativa e quindi necessariamente “polemica” della filosofia: la ricerca della verità non può essere indolore, giacché la denuncia dell’errore le è essenziale.

La seconda parte del volume, dedicata a una presentazione introduttiva di alcuni fondamentali nodi dell’evoluzione storica della disciplina (…e perché se ne studia la storia), offre un saggio quanto mai convincente di che cosa vada inteso per esercizio critico della filosofia. E ciò pur sempre nella convinzione che una pur così utile esemplificazione della pratica filosofica non si prefigge di “insegnare la filosofia”, giacché, come si legge sin dalla Presentazione, con i libri «si può tentare di spiegare che cos’è, in teoria, la filosofia, senza però pretendere di iniziare i lettori alla pratica effettiva della filosofia». E questo poiché – scrive ancora l’autore – «la filosofia praticata in prima persona è il risultato di scelte esistenziali e di interessi vitali che non si possono facilmente trasmettere gli uni agli altri attraverso i libri» (p. 9).

Sin dal principio del volume è dunque sottolineato il carattere sapienziale della riflessione filosofica, e la sua dimensione personale ed esistenziale, cosa di cui riteniamo prezioso prendere coscienza sin da una prima introduzione alla filosofia.