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 Karl Popper
Nasce l'annuario di "Logica
aletica"
La rivista trimestrale Sensus communis si
trasforma in rivista semestrale; con due uscite annue, la rivista costituirà un
annuario filosofico dedicato agli approfondimenti della logica aletica
attraverso monografie di specialisti italiani e stranieri. Nel 2005 usciranno
queste due monografie: Antonio Livi, Senso comune e logica aletica; Roberto Di Ceglie, La filosofia del senso comune in
Italia: obiezioni e risposte. Successivamente usciranno queste monografie: Philip Larrey, Il senso comune e la
filosofia analitica anglo-americana; Antonio Livi, Senso comune,
filosofia, metafisica.
Pubblichiamo qui di
seguito l'articolo apparso sul "Corriere del Sud", a firma di Giuseppe Brienza.
La filosofia cristiana, antidoto delle moderne "malattie"
dello spirito
È stato appena pubblicato l'ultimo numero del volume V della rivista trimestrale
di filosofia Sensus Communis, che fa capo all'omonima Associazione
internazionale (cfr. il sito:
www.sensuscommunis.net), presieduta dal Prof.
Antonio Livi, ordinario di Filosofia della conoscenza nella Pontificia
Università Lateranense di Roma.
L'esperienza dei suoi primi cinque anni, ha indotto il sodalizio, che si propone
di approfondire e diffondere gli insegnamenti della filosofia cristiana alla
luce soprattutto del magistero di Tommaso d'Aquino, a modificare la periodicità
e la formula stessa della rivista, che si trasforma in Annuario di logica
aletica, con la pubblicazione di due fascicoli all'anno, che avranno il
carattere di vere e proprie monografie su tematiche quali la filosofia del Senso
comune, il fondamento della scienza ed i pericoli dello scientismo, le "ragioni"
della fede, la metafisica, il diritto naturale, il relativismo, lo scetticismo
ed i danni e le implicazioni del "pensiero debole". L'abbonamento, per
€ 35.00, può
essere richiesto ai seguenti recapiti: tel.0766/51.40.14, fax:0766/51.82.31,
e-mail:

Oltre a diversi saggi in inglese sulla filosofia della religione, su Hannah
Arendt, e sul Senso comune in Aristotele e Platone, l'ultimo numero appena
uscito di Sensus Communis (4/dicembre 2004), si segnala per un riflessione di
mons. Livi sul rapporto fra il Senso comune ed i "primi principi", fra cui
innanzitutto quello di "non-contraddizione" che, come si precisa,
«così si
chiama (contra-dictio) perché stabilisce la norma fondamentale del discorso (dictio,
dictum), ossia ciò che si può dire e ciò che non si può dire» [cfr. A. Livi,
Risposta a Juan José Sanguineti, (pp. 416-421) pp. 416-417].
Nell'interessante rubrica delle recensioni (Book Reviews), sono poi presenti due
riflessioni che, a partire da due volumi da poco pubblicati, toccano aspetti
fondamentali della fede cattolica e della mentalità sociale contemporanea alla
luce della filosofia del Senso comune.
Nella prima, firmata da Valentina Pelliccia, che si diffonde sul libro di
Luigino Zarmati, L'incarnazione. Dal dato rivelato all'interpretazione mistica
di Giovanni della Croce (Ed. Leonardo da Vinci 2004), si legge come è
«per
l'incapacità di raggiungere una comprensione esaustiva dei misteri della
Rivelazione [che] la ragione li accetta con l'atto di fede, il quale presuppone
il senso comune, ovvero la certezza dell'esistenza del mondo, dell'io e degli
altri quali soggetti, della legge morale e di Dio. I termini con cui il dogma è
proposto sono termini fattuali ed esistenziali, proprio come lo sono quelli con
i quali potrebbero esprimersi le certezze del senso comune; per questo i dogmi
della Rivelazione, pur non essendo comprensibili appieno nel loro contenuto
essenziale, sono comunque conoscibili nei loro dati di fatto esistenziali»
[(pp. 466-470) p. 467].
Nella seconda riflessione invece, Roberto Di Ceglie, che esamina l'ultimo libro
di Giacomo Samek Lodovici, intitolato L'utilità del bene. Jeremy Bentham,
l'utilitarismo e il consequenzialismo (Ed. Vita e Pensiero 2004), evidenzia la
fondamentale contraddizione sottesa all'utilitarismo oggi molto diffuso nelle
società occidentali, «di non conseguire affatto i propri obiettivi, e dunque di
essere disutile e di produrre infelicità. Questo poiché la felicità presenta un
vero e proprio paradosso, ossia di essere conseguibile solo se non si mira
direttamente ad essa, cosa che tutti possono comprendere alla luce della propria
esperienza: solo l'amore produce felicità, ed esso è diretto all'altro e non a
produrre il proprio piacere e la propria felicità» [(pp. 472-474) p. 473].

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