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COMMENTI
Per inquadrare correttamente le finalità
della pubblicazione, è opportuno richiamare le nozioni di «senso comune» e di
«logica aletica». Con la prima espressione s’intende l’insieme organico delle
certezze di fatto e di principio comuni a ogni uomo e precedenti ogni
riflessione critica quali l’esistenza di un mondo indipendente dalla
conoscenza che se ne ha; l’io come soggetto qualificato dall’anima: l’ordine
morale o legge naturale; infine Dio, l’affermazione della cui esistenza è
l’esito della riflessione sull’esperienza di tali realtà Con la seconda
espressione s’intende la disciplina filosofica che studia il pensiero non dal
punto di vista della forma, oggetto questo della logica formale, ma dal punto di
vista materiale, contenutistico, quindi veritativo: non guarda al «come», ma
al «cosa». La logica aletica risponde in definitiva alla domanda: «Quali sono i
fondamenti, le condizioni di possibilità, di un discorso vero?» La quarta di copertina del primo
numero - come anche dei seguenti, con lievi modifiche - contiene un manifesto
programmatico, che è opportuno riportare per esteso: «”Sensus communis‘‘
vuole fornire un forum per discussioni internazionali di studio sui problemi
epistemologici nel XXI secolo. Il suo punto di partenza è costituito dai
risultati della nuova scuola del senso comune, promossa nella seconda metà del
XX secolo dal filosofo italiano Antonio Livi, con contributi provenienti da
alcuni importanti studiosi americani ed europei. Gli studi di questa scuola
convalidano in parte osservazioni fatte nel passato da Giambattista Vico [1668 -
1744] in Italia, Claude Buffier [1661 - 1737] in Francia, Thoma Reid [1710 -
1796] in Scozia, Friedrich H. [einrich] Jacobi [1743 - 1819] in Germania,
Charles S. [anders] Peirce [1839-1914] negli Stati Uniti d’America, e Ludwig
Wittgenstein [1889-1951] in Austria e in Inghilterra. Comunque, il lavoro che
ancora necessita di essere portato a compimento è una completa fondazione
critica della nozione di senso comune, attraverso un riesame analitico di tutti
i problemi epistemologici alla luce della logica aletica. Una storia critica
della filosofia - concordamente al metodo suggerito da Étienne Gilson - sarà
impiegata in questa ricerca, insieme ai principi della logica classica di primo
e secondo ordine, e usando alcuni contributi originali presi dalla logica
contemporanea, come la semantica bidimensionale (Francesca Rivetti Barbò) e la
semantica del valore-verità (Hughes Leblanc)». Nell’arco dei primi tre anni,
la rivista ha pubblicato le firme d’importanti e affermati studiosi, nonché
quelle di giovani promesse. Fra gli altri - ma il rischio di fare torto a
qualcuno è in realtà una certezza vi sono il filosofo spagnolo della scienza
professor Mariano Artigas, il professor Vittorio Possenti, docente di Storia
delle Dottrine Morali, il professore di Filosofia Teoretica Dario Sacchi, lo
storico della scienza ed epistemologo - ungherese di nascita e ora cittadino
americano - dom Stanley L. Jaki O.S.B.. la dottoressa Maria Antonietta Mendosa,
anch’essa epistemologa, e lo spagnolo professor Eudaldo Forment, ordinario di
Metafisica. La struttura della rivista, che
vuole essere di taglio accademico, si suddivide anzitutto nelle sezioni saggi e
studi, ove trovano spazio le collaborazioni quantitativamente più cospicue e
diffuse: fra queste meritano specifica segnalazione lo studio di monsignor Livi
su Il senso comune nell’enciclica di Giovanni Paolo II, «Fides et Ratio» (vol.
I, n. 1, gennaio-marzo 2000, pp. 23-40) e quello di Francesca Rivetti Barbò su
Liberté et verité: du savoir commun à la philosophie (vol. I, n. 2,
aprile-giugno 2000, pp. 183-192), contenuti nel primo volume: per il 2001,
meritano un accenno quelli di Georges Cottier O.P. su La raison critique et
le sens commun (vol. II, nn. 2-3, aprile-settembre 2001, pp. 199-206),
nonché quello di Stanley L. Jaki su The Logic of Resurrection (vol. II,
n. 4, ottobre-dicembre 2001, pp. 367-386); da ultimo, per il 2002, si segnalano
il saggio di Roberto Di Ceglie, Il «senso comune» e il «simbolo»: per una
prospettiva teologica della conoscenza (vol. III, nn. 1-2, gennaio-giugno
2002, pp. 21-29 e, infine, quello di Paolo Terenzi su Senso comune e
sociologia della conoscenza (vol. III, n. 4, ottobre -dicembre 2002, pp.
399-407). Vi sono quindi le ricerche storiche, fra le quali spiccano, per il primo
anno, quelle di Vittorio Possenti su Tommaso d’Aquino e la ricerca della
verità (vol. I, n. 3, luglio-settembre 2000) e di Héctor Zagal Arreguín su
Is Aristotle‘s Common Sense an Epistemological Virtue? (vol. I, n. 4,
ottobre-dicembre 2000, pp. 479-499); per il 2001, Robert M. Berchman, A
Speechless Image: Plotinus on Beauty (vol. II, n. 1, gennaio-marzo 2001,
pp. 19-30) e Dario Sacchi, Il senso comune come «grammatica» nella
riflessione di Nietzsche (vol. II, nn. 2-3, aprile-settembre 2001, pp.
243-251); per il 2002, gli studi di Ralph McInerny su Implicit Philosophy
(vol. III, nn. 1-2, gennaio-giugno 2002, pp. 47-58) e di Andrea Brugnoli su
Rifondazione del «verum» a partire dal «bonum» nella filosofia di Balthasar
(vol. III, n. 3, luglio-agosto 2002, pp. 267-286). Seguono le ricerche bibliografiche, tese a presentare in modo molto agile autori
o loro singoli volumi, e anche forum su un libro. Vi sono inoltre le
discussioni, nelle quali si propongono considerazioni critiche su libri o saggi
di recente pubblicazione, oppure filosofi di differente orientamento dibattono
fra loro. In queste sezioni. molto interessanti sono le discussioni, contenute
nel primo volume, fra Aniceto Molinaro e Antonio Livi, rispettivamente su La
filosofia come superamento del senso comune e la Risposta ad Aniceto
Molinaro (vol. I, n. 1, gennaio-marzo 2000, pp. 91-98 e 98-101), e Gian
Franco Lami, «Senso comune» e «buon senso» nell’esperienza giuridica
(vol. I, n. 4, ottobre-dicembre 2000, pp. 513-527); per il 2001 sono meritevoli
di segnalazione Antonio Livi, Risposta a Paolo Carlani su Gilson e il senso
comune (vol. II, n. 1, gennaio-marzo 2001, pp. 79-87) e Dario Sacchi e
Antonio Livi, Has Common Sense a Real Relevance in Philosophy? (vol. II,
n. 4, ottobre-dicembre 2001, pp. 489-491); per il 2002 vi sono Walter Redmond,
Intellectual Upward Mobility Private in U.S. Christianity: Prestige vs. Truth
(vol. III, nn.1-2, gennaIo-giugno 2002, pp. 125-136) nonché
Roberto Di Ceglie, About what «common sense» means in the thought of Antonio
Livi (vol. III, n. 4, ottobre-dicembre 2002, pp. 411-422), peraltro
quest’ultimo ricco d’importanti spunti per comprendere alcuni aspetti del
pensiero di monsignor Livi. Infine vi sono le cronache, le recensioni e il
notiziario editoriale. Fra i molteplici meriti di tale impresa culturale, ve ne è uno di non poco
momento: l’aver dotato una prospettiva teoretica - ma direi meglio culturale -
di uno strumento indispensabile per il suo consolidamento in scuola, unica
modalità consentita all’uomo affinché i suoi sforzi personali non finiscano con
lui: e l’aver così catalizzato e «obbligato», nel senso buono del termine,
filosofi e pensatori realisti a confrontarsi con l’unico fondamento di ogni
filosofia degna di tal nome, ossia il senso comune, con qualsivoglia nome si
desideri indicarlo.
Ignazio Cantoni

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