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Introduzione di François Livi e di Giorgio Petrocchi
(2000, pp. 80, € 7,75)
IL LIBRO Il
grande poeta toscano (nato a Firenze nel 1914, nominato senatore a vita nel 2003
e morto nel 2004) illustra in questo testo la sua personalissima poetica, che
riporta la creatività e la sperimentazione del secondo Novecento al filone mai
esaurito della poesia italiana di ispirazione metafisica e religiosa (Petrarca,
Leopardi, Ungaretti). Come spiega Antonio Livi nella presentazione, Mario Luzi
va considerato un poeta metafisico perché esplicitamente interessato alla
questione del fondamento; in questo senso, appare capace di un disocorso più
vicino alla verità di quanto non lo sia il discorso nella maggior parte dei
filosofi contemporanei, irretiti nelle maglie del nichilismo scettico. Il titolo
dell'opera nasce da questa frase di Luzi: «Se vado a fondo di me stesso trovo il
senso di un debito, naturalmente un debito che non ha cifre ma che è il sostegno
del dicibile, di ciò che siamo indotti a dire. Si tratta di un dono che
creaturalmente ci è stato fatto, di cui dobbiamo essere degni e che dobbiamo
corrispondere».
GLI
AUTORI
Giorgio
Petrocchi, è stato per molti anni, fino alla morte, uno dei più
autorevoli studiosi di Storia della letteratura italiana.
François Livi, è il più noto
italianista francese vivente; attualmente dirige l'Istituto di letteratura
italiana alla Sorbona di Parigi e la rivista Les Etudes Italiennes.
Lorenza Gattamorta TERENZI, è
un'affermata studiosa di letteratura italiana e ha seguito da vicino l'attività
di Mario Luzi.

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