Le leggi del pensiero

L’Autore espone nella Prima Parte (“Come la verità viene al soggetto”) quelle che egli ritiene le vere leggi del pensiero, mentre nella Seconda Parte (“Come le leggi del pensiero determinano l’agire comunicativo”) espone la possibilità e i limiti della comunicazione del pensiero tra soggetti diversi. Il trattato dimostra che il nucleo fondamentale della logica come prassi naturale è la logica “aletica”, quella per cui ogni soggetto necessariamente a) privilegia il “valore-verità” su tutti gli altri valori che tramite la riflessione può rilevare nel proprio pensiero e che può poi confrontare criticamente nel pensiero altrui tramite la comunicazione linguistica; e per questo b) assume come determinazione ultima del “valore-verità” il corretto e adeguato rapporto di ogni ipotesi di giudizio con tutti i suoi presupposti.
L’Autore non fa uso di neologismi, nemmeno per esporre nozioni originali sue, ma deve necessariamente ricorrere a molti termini tecnici della logica, sia antica che moderna,

e per questo aggiunge alla fine un “Glossario dei termini logicoepistemici” sul cui preciso significato non si è potuto soffermarmi nel corso della trattazione, in quanto si tratta quasi sempre di termini appartenenti ad altre discipline, come la filosofia della conoscenza, la logica formale o la filosofia del linguaggio. Sempre allo scopo di mantenere il trattato nei limiti di un’esposizione propedeutica, viene aggiunto alla fine del volume anche una “Bibliografia complementare”, nella quale i lettori troveranno testi che possono servire all’approfondimento delle questioni, sempre ovviamente nell’ottica proposta nel trattato.

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